Le spese odontoiatriche rientrano tra le spese sanitarie che danno diritto a una detrazione IRPEF del 19%, calcolata solo sulla parte che supera una franchigia di 129,11 € sul totale annuo. In pratica, se in un anno le cure dal dentista e le altre spese sanitarie documentate superano questa soglia, sulla parte eccedente si recupera una quota in dichiarazione dei redditi. Quelle che seguono sono indicazioni generali: per il calcolo esatto sul proprio caso resta indispensabile rivolgersi al commercialista o a un CAF, perché fa sempre fede la normativa vigente al momento della dichiarazione. Le stesse regole valgono per chi presenta il modello Redditi anziché il 730.

Quali spese odontoiatriche si possono detrarre?

Le prestazioni odontoiatriche rientrano tra le spese sanitarie detraibili quando sono documentate da fattura del dentista. Questo vale per visite, cure conservative, interventi di implantologia, trattamenti ortodontici compresi quelli con allineatori trasparenti, e in generale per qualsiasi prestazione fatturata dallo studio. Per una visione dei percorsi disponibili in studio è possibile consultare la panoramica di tutti i servizi.

Come funziona la franchigia di 129,11 €?

La franchigia si applica una sola volta sul totale annuo delle spese sanitarie sostenute, non su ogni singola spesa o fattura: se durante l’anno si sommano più prestazioni odontoiatriche, oppure spese odontoiatriche insieme ad altre spese sanitarie come visite specialistiche o analisi, il calcolo si fa sul totale complessivo.

Bonifico o contanti: cambia qualcosa per la detrazione?

Sì, ed è la differenza che pesa di più. Per le prestazioni rese da strutture private non accreditate al Servizio Sanitario Nazionale, categoria in cui rientrano i normali studi odontoiatrici privati, la detrazione spetta solo se il pagamento è avvenuto con mezzi tracciabili: bonifico, carta di credito o di debito, oppure assegno. Il pagamento in contante fa perdere il diritto alla detrazione, anche se si dispone della fattura. Questo obbligo di tracciabilità non si applica invece ai medicinali, ai dispositivi medici e alle prestazioni rese da strutture pubbliche o da strutture private accreditate al Servizio Sanitario Nazionale.

E le protesi dentarie?

Le protesi rientrano tra i dispositivi medici, una categoria che segue regole di documentazione diverse rispetto alle prestazioni professionali del dentista. Nella pratica, però, una fattura odontoiatrica comprende spesso sia la prestazione sia il manufatto protesico, e il modo in cui la spesa è documentata in fattura può cambiare se e come si applica la detrazione. Per questo la scelta più sicura resta pagare sempre con mezzi tracciabili, qualunque sia la voce in fattura, e far verificare a chi segue la dichiarazione come vada trattata la singola spesa.

Le spese di un anno superano i 15.493,71 €: si può ripartire la detrazione?

Quando le spese sanitarie complessive dell’anno superano 15.493,71 €, la detrazione può essere ripartita, a scelta del contribuente, in quattro quote annuali di pari importo, invece di essere recuperata tutta in una volta. È una possibilità utile a chi, in un solo anno, ha sostenuto spese sanitarie complessive rilevanti. Anche su questo aspetto, la scelta più adatta al proprio caso va valutata con chi assiste nella dichiarazione.

Le spese dei familiari a carico si possono detrarre?

Le spese sostenute per i familiari fiscalmente a carico possono essere portate in detrazione dal contribuente che le ha effettivamente sostenute, anche se la fattura riporta il nome del familiare curato. È una situazione comune, per esempio, quando un genitore paga le cure odontoiatriche di un figlio a carico.

Cosa controllare nella dichiarazione precompilata?

Le spese sanitarie trasmesse dagli operatori sanitari al Sistema Tessera Sanitaria confluiscono automaticamente nella dichiarazione precompilata. Questo non esime però il contribuente dal verificare che i dati riportati siano corretti e completi, e dal conservare comunque la documentazione originale delle spese sostenute, anche quando risultano già inserite nella precompilata.

Per quanto tempo vanno conservate le fatture?

La documentazione delle spese sanitarie, incluse quelle odontoiatriche, va conservata fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione in cui sono state indicate. È una buona pratica tenere un archivio, anche solo digitale, delle fatture emesse dallo studio e delle prove di pagamento, così da poterle recuperare facilmente in caso di controllo.

Ci sono limiti per chi ha redditi più alti?

Per i redditi più elevati la normativa prevede un tetto complessivo alle detrazioni, dal quale le spese sanitarie sono a oggi escluse. È un ambito in cui le regole vengono riviste con una certa frequenza: se il proprio reddito rientra in queste fasce, conviene farlo verificare direttamente dal commercialista.

Quando conviene farsi affiancare dal commercialista?

Le situazioni possibili sono molte: una singola prestazione, un percorso di cura più articolato, spese sostenute anche per familiari a carico, la scelta se ripartire la detrazione in più quote. Verificare il proprio caso con il commercialista o con un CAF resta il modo più sicuro per non commettere errori: sono loro a seguire gli aggiornamenti della normativa e ad avere il quadro completo della situazione fiscale di chi presenta la dichiarazione.

Dr. Toni Romaniello — odontoiatra con oltre 15 anni di esperienza, provider Invisalign Diamond APEX presso lo studio di Potenza. Per conoscere il percorso professionale e il team dello studio: Chi siamo.

I contenuti di questo articolo hanno finalità informativa e divulgativa e riguardano aspetti fiscali di carattere generale: non costituiscono consulenza fiscale e non sostituiscono il parere di un commercialista o di un CAF. Le regole sulle detrazioni possono cambiare: fa sempre fede la normativa vigente al momento della dichiarazione, e la verifica del proprio caso va fatta con un professionista abilitato.